"Noi, che siamo gente che viene dal sud, sappiamo cosa sono i sentimenti, sappiamo parlare dei sentimenti e sappiamo descriverli. I tedeschi dicono che sono più tedesco di loro per via della mia struttura lavorativa e perché sono rigoroso in quello che faccio.
"Forse sarà uno stereotipo, ma ho visto sempre la Germania come la 'capitale del lavoro', come un paese forte. Dopo diversi tirocini in Germania con il programma Erasmus e dopo essermi laureata in Italia ho trovato lavoro ad Hannover.
"Cosa rappresenta per me la Germania? Non lo sapevo prima, però è casa mia: qui mi sento molto più a mio agio che in Italia.
"Tra poco nascerà mia figlia. Dell’Italia le vorrei trasmettere la lingua – che spero apprenderà molto bene - e la cultura, l’attaccamento alla famiglia, la 'nostra' capacità di adattamento. Non voglio farla crescere nella cultura dello stereotipo italiano.
"Mi viene chiesto: 'ma perché sei venuto in Germania?' E io rispondo: 'In Italia c’è il bel tempo. Ho i parenti.' Ma io devo crescere anche a livello personale. Grazie alla Germania sono diventato più uomo di quello che ero prima.
“In Germania vivo la mia dimensione adulta. Ho i contatti che sono nati da me, che non ho, per così dire, ereditato. Ho un posto di lavoro che mi dà tante soddisfazioni, in cui mi sento anche apprezzata.